Lo sai, Luisa? Ho ripensato spesso a quella tua pubblicazione curatissima, a quello studio molto dettagliato sul territorio dell’Alta Langa, con le pagine grandi di bella carta consistente, quella che dà soddisfazione non soltanto agli occhi, ma anche ai polpastrelli e persino all’olfatto e all’udito, in un meraviglioso preambolo sensoriale che nasce al solo sfogliare.
Pagine stampate con un font elegante, ricche di informazioni, di riferimenti, di fotografie perfettamente impaginate, e poi le mappe, mappe di vario genere: le mappe fisiche, le politiche, ecclesiastiche, militari, e poi quelle economiche e quelle demografiche.
Sì, tutte queste mappe a dare consistenza allo studio di un territorio, alla visualizzazione delle dinamiche che l’hanno percorso, alla comprensione di come il tempo e l’uomo l’hanno lavorato per approdare a ciò che vediamo ora.
Un lavoro da architetto consapevole come tu sei, un lavoro da designer dei luoghi come tu sei, un lavoro che forse sintetizza in modo perfetto le anime dell’architettura, che si fa storia, che si fa sociologia, che si fa studio dell’economia. Del resto lo sguardo sulla realtà è complesso, richiede ricostruzioni rigorose e documentate, e forse nessuno come un architetto sa mettere insieme tutti questi livelli di lettura.
“Ci ho pensato molto a quel viaggio su fogli, a quel quasi movimento, alla consultazione attenta di quelle mappe che nella loro stratificazione sanno raccontare una storia, la storia dei luoghi”
Ci ho ripensato spesso in questi mesi a quella tua pubblicazione, mentre cercavo di mettere insieme uno spazio tutto mio, uno spazio che è soltanto virtuale ahimè, ma che nelle mie intenzioni vorrei perlomeno capace di evocare la bellezza sensoriale dello sfogliare una bella rivista di carta. Ci ho pensato molto a quel viaggio su fogli, a quel quasi movimento, alla consultazione attenta di quelle mappe che nella loro stratificazione sanno raccontare una storia, la storia dei luoghi: una storia che trae origine dalle caratteristiche fisiche, che viene definita poi dai confini amministrativi, dall’estendersi delle diocesi con gli edifici di culto, dalle influenze delle signorie nobiliari con i castelli e i palazzi; e ancora le mappe raccontano gli sviluppi urbani, la crescita delle città che fa da incubatrice alla modernità e ai rivolgimenti sociali, e poi ancora i segni delle attività attività economiche, delle migrazioni. È un racconto avvincente quello che si mostra da questa lettura “per livelli” delle mappe, una storia che racconta -attraverso le testimonianze culturali inscritte nei luoghi, i cambiamenti ciclici intercorsi in quei territori.

“una storia che trae origine dalle caratteristiche fisiche, che viene definita poi dai confini amministrativi, dall’estendersi delle diocesi con gli edifici di culto, dalle influenze delle signorie nobiliari con i castelli e i palazzi”
E pensando a questa stratificazione di mappe che si fa vera e propria narrazione, mi è venuto in mente un concetto espresso da Paolo Rumiz -grande giornalista e narratore di viaggi- nell’evocazione di una formula strana: il “gerundio inverso”.
Il “gerundio inverso” altro non è che una sorta di lapsus infantile, ma incredibilmente probante, del figlio di Rumiz quand’era bambino: Rumiz camminava con il suo bambino sulle spalle, forse in uno di quegli zaini che si usano per far fare qualche bella uscita ai propri piccoli quando ancora non camminano per lunghi tragitti, e sentì l’allora bambino che gli domandava: -Papà, ma dove andiamo stando?
E sì che lo sappiamo bene come i bambini spesso incespichino nelle parole; ma sappiamo anche come spesso questi apparenti incidenti svelino la logica nascosta delle cose: allora “andiamo stando” identifica perfettamente lo stato del bimbo sulle spalle del padre, che viaggia senza in realtà muoversi.
“Andiamo stando” è proprio il “gerundio inverso” di Paolo Rumiz, una definizione che non esiste nella grammatica, ma che è ben rappresentativa di quello strano movimento, ma anche di tanti altri modi di viaggiare.
Se mi fermo a pensarci bene, i reportage di cui Rumiz è stato per anni straordinario narratore, regalando sul far dell’estate, dalle colonne di Repubblica, bellissimi racconti di lunghi itinerari di scoperta, sono proprio forme di “andare stando”. Io, e tanti come me, stanziali che ci concedevamo la lettura di un articolo magari nella pausa pranzo del lavoro, avevamo la possibilità di fare una tappa di un viaggio entusiasmante pur rimanendo fermi nei luoghi dei nostri mestieri.
Nella grammatica rumiziana, alla base di questo gerundio inverso, c’è sempre la mappa, quella che si usa per definire il viaggio, ma anche quella (o quelle) che si legge per iniziare già a viaggiare un po’.
E sì, stando sul tavolo e sfogliando, e sovrapponendo le mappe, si può davvero viaggiare nello spazio tra i luoghi, ma si viaggia anche nel tempo, e stratificando in diversi livelli le differenti mappe di un medesimo territorio se ne possono comprendere l’evoluzione e il declino, se ne possono indovinare le dinamiche di mutamento, si possono persino forse fare alcune previsioni. Un viaggio davvero denso, ricchissimo di scoperte, di prospettive impensate, di stimoli per l’immaginazione.

“E sì, stando sul tavolo e sfogliando, e sovrapponendo le mappe, si può davvero viaggiare nello spazio tra i luoghi, ma si viaggia anche nel tempo, e stratificando in diversi livelli le differenti mappe di un medesimo territorio se ne possono comprendere l’evoluzione e il declino, se ne possono indovinare le dinamiche di mutamento”
Ogni informazione su come vallate, campi, boschi e colli siano stati attribuiti, costruiti, coltivati, “stradalizzati”, intrisi dei segni delle culture che sono passate di lì, ci dice qualcosa su chi siamo, su come le cose possono cambiare, sul domani che ci attende.
È questo che il tuo lavoro porta a pensare, Luisa: un movimento continuo di informazioni capaci di far nascere una storia. Ecco, in questo stratificarsi di mappe che mostrano in modi differenti lo stesso perimetro geografico, la cartografia cessa di essere bidimensionale e assume una tridimensionalità che la eleva a letteratura di viaggio. E le dita che sfogliano quelle pagine pregevoli apprezzandone la grana, l’olfatto che percepisce l’odore di cellulosa, lo sguardo che coglie i segni grafici, persino l’udito che viene accarezzato dal fruscio di ogni foglio, sono tutti percorsi da una bellezza sensoriale che in qualche modo anticipa l’emozione del viaggio.
Il gerundio inverso si compie lì, in quell’ “andare stando”, nel bidimensionale che diventa tridimensionale, nei dati e nella loro rappresentazione codificata che si fanno storia, si fanno narrazione.


Luisa Bocchietto è un’architetto e designer biellese.
Si è laureata al Politecnico di Milano e ha anche studiato all’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano.
Nel corso della sua carriera, ha ricoperto ruoli di grande rilievo nel mondo del design, tra cui:
- Presidente dell’ADI (Associazione per il Disegno Industriale) dal 2008 al 2014.
- Presidente della World Design Organization (WDO) (precedentemente ICSID – International Council of Societies of Industrial Design) dal 2017 al 2019, di cui è attualmente senatore.
- Membro del Consiglio Italiano del Design (presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali).
- Membro del Comitato Scientifico della Fondazione Politecnico di Milano e della Consulta (Facoltà di Architettura e Design) del Politecnico di Torino.
Ha curato mostre, scritto testi di architettura e design, e collabora come visiting professor con università e scuole di design. I suoi progetti sono stati pubblicati da numerose riviste del settore.
È autrice dello studio “Studio dei modelli dell’estetica del paesaggio dell’Alta Langa, attraverso le tecniche e i concetti del design”, una pubblicazione realizzata in collaborazione con:
- Programma europeo Interreg Italia/Francia ALCOTRA
- Progetto Pays Aimables
- Ente Turismo Langhe Monferrato Roero Soc. Consortile a r.l.
Tutte le immagini pubblicate sono gentilmente concesse da Studio di Architettura e Design Luisa Bocchietto

