materia

una vita di gomma

Un oggetto non mente.
È materia, progetto, tecnica, e -ancora- linguaggio. Persino cultura.
Un oggetto dichiara com’è fatto, racconta l’idea che sta alla base della sua realizzazione.
Ma, ancora di più, un oggetto -se lo sai osservare, ascoltare, toccare, annusare, assaggiare- ti racconta una storia che va al di là di ciò che fisicamente è: è una storia di desiderio, di relazione, di simbolo e identità. La storia di chi quell’oggetto lo ha sognato, conquistato, usato, consumato. La storia di chi di quell’oggetto si è preso cura, fino a farlo diventare espressione di sé.

Ho passato tutta la mia vita a desiderare, negarmi, conquistare, mostrare gli oggetti del mio cuore.
Ma ho anche guardato la produzione degli oggetti dal “di dentro”; altri oggetti, meramente utili e non desiderabili. Eppure, nelle logiche di progettazione e di produzione, la dinamica che infonde una sorta di “vita” alla materia, l’ho imparata bene.
Dunque, nella dialettica tra produzione di oggetti e amore per altri oggetti, sta tutta la mia identità composita: sono un progettista meccanico, sono un narratore.
In questi ruoli apparentemente agli antipodi si è giocato il mio cammino esistenziale.
Ciò che mi ha portato a raccontare è proprio l’amore per gli oggetti.
E ciò che dal racconto mi sta riportando alla produzione, è proprio l’indagine sull’amore per gli oggetti.
Una Converse All Star, oggetto principe del mio desiderio, è anche un manufatto: la vulcanizzazione della gomma fonde questa con la tela, e -quasi per magia- da quell’incontro nasce un oggetto che ha segnato il tempo, lo sport, la moda, ma soprattutto la vita di tante persone come me.
Idea, tecnica, vita. Poi racconto.
Ma ho dovuto spesso fermarmi per arrivare a unire i punti della produzione con quelli dell’emozione. Ho ascoltato il silenzio, ho affilato lo sguardo, ho annusato la materia.
E, un poco alla volta, da quella lettura complessa e sensoriale, i punti distanti della mia vita si sono uniti con un tratto preciso, mostrando un’immagine finalmente nitida.
Ora vivo lì, nella materia che si fa oggetto, nell’oggetto che si fa vita. Con la forma, la consistenza, il suono, l’odore, finanche con il sapore. Anche se non si mangia. Ma si avverte in bocca. E nutre.

Sono Enrico Neiretti, progetto cose e racconto oggetti madidi di emozioni. Da Biella, dove vivo, fino a dove sento l’eco di queste emozioni.

Il mio progetto si chiama Materia: non è un catalogo di oggetti, è un osservatorio partecipe dell’identità attraverso le cose.
Cerco di esplorare ciò che esprime la materia -gomma, plastica, cuoio, carta, metallo, colore, terra- e che finisce poi per raccontare vite, desideri, il modo in cui una persona o una generazione ha scelto di stare al mondo.

Leggerete spesso, nei miei post, un’espressione che è entrata nella mia vita: “Cercando Costanza”.
Costanza è la protagonista di un romanzo che sto crescendo.
Costanza è un’attitudine.
Costanza è il modo in cui cerco di stare al mondo seguendo i miei sensi.
Costanza è un nome che porta un suono netto, materico, gustoso e odoroso. Costanza parla già della mia passione, le sneakers: COnverse All STAr, STAN Smith.
Mi è sembrato un segno forte, una direzione da seguire, un’espressione fonetica d’amore.

La mia vita vuole essere una “vita di gomma”. E così la racconto.

Ma la domanda che attraversa ogni pezzo che scrivo è sempre la stessa: hai mai sentito qualcosa di simile?
Vorresti parlare dell’odore che continui a cercare, del gesto che vorresti ad ogni costo fare, di quell’oggetto che ami più di tutti magari sino ad averne timore, e a cui vorresti finalmente abbandonarti?

Vuoi raccontarlo?
Possiamo farlo insieme. Qui.

Cercando Costanza

Scriviamo una storia insieme

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