
Che cos’è una galassia?
La definizione scientifica ci dice -più o meno- che una galassia è un complesso di stelle, sistemi stellari, gas e polveri che costituiscono il mezzo interstellare, tutto quanto legato dalla forza di gravità.
Ma perché il suono del suo nome evoca, oltre ad una sensazione di immensità e di mistero, un sapore dolce, intimo, qualcosa che appartiene a ciascuno di noi?
Galassia deriva dal greco Galaxìas, che significa Via Lattea. È una parola composta, derivata da γάλα (gála), che significa latte, e il suffisso -ίας (-ías) che forma gli aggettivi. Gli antichi greci chiamavano la scia luminosa che si vede nel cielo γαλαξίας κύκλος (galaxías kýklos), che significa “circolo lattiginoso”: la Via Lattea, appunto, che ricorda una macchia di latte versato.
Nella mitologia greca la Via Lattea era proprio interpretata come il latte versato dalla dea Era mentre allattava il neonato Eracle.
L’episodio si riferisce alla vicenda di Zeus che, invaghitosi di Alcmena, una donna mortale, dopo avere assunto le fattezze del marito, il re di Trezene Anfitrione, ebbe un rapporto con lei che rimase incinta.
Dal rapporto nacque Eracle, che Zeus decise di porre -appena nato- nel seno della sua consorte Era mentre lei era addormentata, per far sì che il bambino potesse bere il suo latte divino e diventare immortale. Era si svegliò durante l’allattamento e si rese conto che stava allattando un bambino sconosciuto: allora lo respinse, e il latte sprizzato dal seno schizzò via, andando a bagnare il cielo notturno e formando la Via Lattea, la nostra Galassia.
Il mito sottolinea il legame tra il divino e l’umano, con la Via Lattea che diventa un ponte visibile tra il cielo e la terra.
Ecco, forse quell’evocazione di sapore dolce, famigliare, carezzevole, deriva proprio da quell’idea di latte che si fa mezzo per l’infinito.
Che poi, a pensarci bene, l’esperienza di vita umana ha davvero bisogno di qualcosa che ne forzi i confini e che la collochi nella prospettiva dell’immensità. E poco importa se l’illusione dura il tempo di un attimo e poi qualche accadimento interrompe quell’espansione verso la vastità siderale: il solo fatto di aver provato quel desiderio (non a caso la parola desiderio significa letteralmente “mancanza di stelle” o “essere distanti dalle stelle”, indicando dunque la ricerca di qualcosa di essenziale), il solo tentativo di uscire dalle secche della quotidianità per collocarsi in un altrove, fa emergere il senso profondo del vivere.
Allora la Galassia della mitologia, la Via Lattea verso cui ci capita di volgere lo sguardo, è proprio il simbolo di questo: il generoso tentativo di superare il limite dell’umano per spingersi oltre.
In termini più razionali viene da dire che la creatività è più o meno questa cosa qui: il rifiuto del ruolo imposto e l’incontro –fosse anche fortuito- tra qualcosa di intimo e l’immensità del mondo, un incontro generativo capace di creare qualcosa che prima non c’era.
“Il nome Galassika è nato in una serata tra amiche giocando ad anagrammare i nostri cognomi. È stato amore a prima vista, ma è rimasto nel cassetto tanti anni in attesa del suo destino. Poi un giorno, per caso, la matita della mia nipotina mi ha indicato la strada. E’ nato il primo disegno, poi il secondo e così Galassika ha cominciato a volare”.
Galassika, Carola Salgiaschi, è un’artista visuale biellese che nei suoi disegni racconta proprio il rapporto tra l’autenticità della persona e il mondo che la circonda. Il tramite, in questa comunicazione intensa e prolifica, è la fantasia che prende forma.
Già il nome d’arte di Carola, che mi ha ispirato la dissertazione mitologica, nasce in una circostanza particolare che ricorda un po’ ciò che abbiamo appena detto: “Il nome Galassika è nato in una serata tra amiche giocando ad anagrammare i nostri cognomi. È stato amore a prima vista, ma è rimasto nel cassetto tanti anni in attesa del suo destino. Poi un giorno, per caso, la matita della mia nipotina mi ha indicato la strada. E’ nato il primo disegno, poi il secondo e così Galassika ha cominciato a volare”.
Così si racconta sul suo sito www.galassika.com, dove è raccolta una belle selezione dei suoi disegni.
Le opere di Carola, pur essendo giocoforza statiche, suggeriscono l’idea di un movimento, di un flusso continuo, di una comunicazione diretta tra l’universo sensoriale dell’artista e un mondo in cui le visioni, gli aneliti, le emozioni particolari trovano sintonia e risonanza.
È un universo visionario, onirico, eppure profondamente reale, tanto da suscitare forti emozioni nell’osservatore: donne con capelli che diventano sculture, trame, estensioni verso l’altrove, chiome che mutano diventando forme che poi si ritrovano in altri disegni, a rappresentare magari un albero, magari un’onda; pettinature bizzarre che, nel diventare contenitori di fantasie, assumono un realismo che parla direttamente alle emozioni di chi osserva.
“pettinature bizzarre che, nel diventare contenitori di fantasie, assumono un realismo che parla direttamente alle emozioni di chi osserva”

E poi marinai con barbe altrettanto fluenti, anch’esse custodi perfette di fantasie; e ancora tatuaggi e orecchini, cappelli e occhiali, pesci e uccelli, persino elefanti, spicchi di mari o di cieli che a volte si scambiano di ruolo e posizione. E il fumo: sigarette e pipe che dalla bocca delle donne e degli uomini spandono un rivolo che si fa forma, che pare trasmettere l’essenza della passione umana a tutto quel variegato mondo che circonda i protagonisti di ogni singola avventura raccontata; viene di nuovo da pensare al mito di Era, al gesto ribelle, allo schizzo di latte materno che –nell’informare di sé l’universo- genera la Galassia.

“E poi marinai con barbe altrettanto fluenti, anch’esse custodi perfette di fantasie…”
“E il fumo: sigarette e pipe che dalla bocca delle donne e degli uomini spandono un rivolo che si fa forma, che pare trasmettere l’essenza della passione umana a tutto quel variegato mondo che circonda i protagonisti di ogni singola avventura raccontata”

Ecco, i disegni di Galassika ci dicono proprio questo: il fluire che si espande sin oltre il bordo del foglio di quei capelli, di quelle barbe, di quei fumo di sigarette e di pipe, racconta del nostro anelito profondo ad andare oltre, a osare la rottura dei cliché per mostrare al mondo e alla vita l’essenza di noi stessi, chi siamo veramente.
E -fatalmente- in questa prospettiva, il cielo immenso e la vastità smisurata del mare, rappresentano proprio la spinta vitale che dimora nel cuore umano ma che spesso ha bisogno di un contatto con qualcosa di più alto e più ampio per trovare il coraggio di sprigionarsi in tutta la sua maestà.
I marinai tatuati, le donne dai lunghissimi capelli, le volute del fumo dei protagonisti delle piccole e immense storie raccontate nei disegni, ci dicono proprio questo: liberando le proprie emozioni si può davvero plasmare un mondo nuovo.

È questa la potenza di queste opere, capaci di catturare proprio le emozioni di ognuno e di dare ad esse la forza propulsiva di uno slancio vitale.
La magia dell’incontro tra l’intensità del particolare e la vastità smisurata dell’universale è proprio nell’espressione del linguaggio umano, nella creatività di ognuno che feconda l’universo creando tante piccole –eppure immense- galassie.
Esattamente come nel mito di Era. Esattamente come fa Galassika con il suo tratto, e -ancor prima- con la sua visione del mondo e della vita.

Il sito di Galassika è: www.galassika.com
La sua pagina Instagram è: www.instagram.com/hi_galassika/
Tutte le immagini pubblicate in questo articolo sono di proprietà di Carola Sagliaschi, Galassika, che ringrazio per la gentilezza e la collaborazione