TESSERE DI VITA

Non avevo mai ragionato sulla valenza esistenziale del mosaico.

Non avevo mai riflettuto sul fatto che il mosaico potesse essere una metafora della vita e della relazione.

Questa riflessione non è nata all’improvviso; naturalmente, come in tutte le occasioni di crescita, c’è stato un incontro.

E prima dell’incontro un antefatto.

Dunque, i social, benché inflazionati, benché stucchevoli, benché ormai infarciti di pubblicità e di viste sponsorizzate, riservano ancora qualche spazio di relazione, qualche possibilità di intessere frammenti -a proposito- di discussione interessanti, un po’ di opportunità di allargare la propria sfera relazionale.

L’incontro con Chiara Peretti è avvenuto così, su un pagina social, a seguito di un mio commento sul post di un contatto comune. Ma quando ho visto, sul suo profilo, che lei si occupa di decorazioni e mosaici, l’argomento contingente di quel post è subito evaporato e si è accesa in me una forte curiosità per questa sua attività.

Come sa bene chi mi legge, io amo cercare storie, testimonianze, manifestazioni di idee, progetti, visioni che siano un po’ al di là dell’ovvio, che sappiano mostrare una nuova prospettiva, un lampo di luce, un frammento di vita oltre l’orizzonte chiuso di ciò che è noto. Il mio sguardo è costantemente teso oltre le apparentemente invalicabili colonne d’Ercole della quotidianità codificata. E quando vedo qualcuno che oltrepassa questo limes, quando ho l’impressione che una persona stia spostando un po’ più in là lo spazio esplorabile, nasce in me forte l’impulso di andare a conoscerla.

Allora ci siamo trovati, io e Chiara, in una sera di luglio dall’aria inaspettatamente non opprimente, una sera accarezzata da un vento gentile, da una luce netta e morbida, dall’incedere lento delle persone all’ora dell’aperitivo, quando i passi disegnano finalmente traiettorie armoniche.

Davanti a una bevanda ghiacciata e a un piatto di assaggi ci siamo messi a parlare; nell’attimo stesso in cui i convenevoli hanno lasciato spazio alle domande sul suo lavoro, il viso di Chiara si è illuminato e i suoi occhi hanno iniziato a inseguire traiettorie a me invisibili, traiettorie che potevo al più intuire: il racconto dell’attività del mosaico è diventato un flusso di ricordi, aneddoti, percorsi di vita, che pareva materializzarsi esso stesso proprio  come -appunto- un mosaico. E, anche quando la conversazione ha virata su aspetti più quotidiani, la sensazione che a reggere le parole fosse ancora quel racconto fatto di tessere e composizione, era forte.

Allora, mentre Chiara gesticolava e seguiva con gli occhi quel qualcosa che io non riuscivo a vedere, ho iniziato a ragionare sul senso di questa espressione artistica -il mosaico- che avevo sempre guardato con un po’ di superficialità; e -un poco alla volta- si è aperta in me una riflessione emozionante su come il mosaico possa essere considerato la forma  materica di un processo esistenziale che riguarda ognuno di noi: quello che dal caos porta alla costruzione, forse imperfetta, talvolta improvvisata, ma unica e irripetibile, di una vita compiuta.

Dunque il mosaico ha iniziato a mostrarsi al mio attento occhio interiore non più semplicemente come una tecnica artistica, ma come una vera e propria metafora dell’esistenza: l’osservazione di questa pratica ha iniziato ad offrirmi una lente attraverso cui leggere nitidamente i concetti cardine dell’esistenza: la ricerca di significato in un mondo privo di coordinate, la responsabilità di ognuno nelle proprie scelte, l’accettazione della finitùdine e dell’imperfezione come condizioni per l’autenticità.

Un po’ a tentoni mi sono messo a vagare per reminiscenze culturali, suggestioni letterarie, frammenti (ancora) di pensieri, e digitando un po’ sulla tastiera del mio computer per interrogare Google, mi sono imbattuto in Sartre.

“L’esistenza viene prima dell’essenza”

Jean-Paul Sartre

“L’esistenza viene prima dell’essenza”, diceva appunto Jean-Paul Sartre: secondo il filosofo francese, a differenza di un oggetto il cui scopo è predeterminato (ad esempio, un coltello è creato per tagliare), l’uomo nasce come “nulla” e si definisce solo dopo, attraverso le sue azioni e le sue scelte. 

Allora ho pensato che questo principio si mostra bene nel processo del mosaico: una singola tessera in sé non possiede un significato proprio: la sua destinazione, il suo ruolo nel disegno finale, sono creati dalla scelta dell’artista che la posiziona in un punto preciso rispetto alle altre tessere. L’opera d’arte si compie soltanto nella sua realizzazione attraverso l’aggregazione di una serie di singole scelte.

Il mosaico si rivela quindi come l’arte della relazione: la sua “immagine potente” emerge soltanto dall’aggregazione e dal posizionamento di frammenti individuali in un insieme coerente. Questo percorso artistico rimanda proprio alla visione di Sartre, secondo cui “l’altro è indispensabile alla mia esistenza”; il valore di ogni tessera, come quello di ogni individuo, non si trova nell’isolamento ma nella sua capacità di connettersi e contribuire a un progetto più grande.

Allora mi è venuto da abbozzare una sorta di concetto, quello di “mosaico interiore”: una una metafora per cercare di vedere la natura composita dell’esperienza umana. La vita è un processo di costruzione, un assemblaggio di innumerevoli piccole parti, esperienze, emozioni, passioni, ricordi, a volte persino contrastanti tra di loro. 

Il percorso di vita, il tentativo generoso di “fare della propria vita un’opera d’arte”, implica l’integrazione di parti in conflitto e la capacità di creare bellezza a partire da ciò che spesso viene trascurato. L’anelito umano alla creazione si manifesta nella capacità di accettare frammenti di vita imprecisi, che possono sembrare rotti o addirittura di scarso valore, e di unirli in un insieme coerente e significativo.

Il mosaico, sia come opera fisica che come metafora interiore, ci ricorda che il lavoro di ricomposizione è il lavoro stesso dell’esistenza umana. Di fronte a una realtà che può apparire frammentata e priva di senso, l’uomo trova la sua dignità e la sua forza nella coraggiosa e continua creazione di un disegno proprio, tessera dopo tessera.

Ecco, il mio stesso andare alla ricerca di storie, racconti, visioni, espressioni, è un tentativo imperfetto e appassionato di posizionare nuove tessere nel cammino della mia vita; sperando che prima o poi, questo mio lavoro si mostri al mio sguardo come un disegno coerente e affascinante.

Le pagine social, dove si possono vedere i mosaici di Chiara Peretti, sono queste:

https://www.facebook.com/DecorazioneMosaici?locale=it_IT

https://www.instagram.com/decorazione_e_mosaici

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